La torba del 1651

Recupero, ricostruzione e restauro della Torba del 1651 a Mogno

Sono trascorsi tredici anni da quando una valanga di neve scesa dalla montagna retrostante ha travolto, con alcune case del villaggio, anche la chiesa seicentesca di Mogno.
Chiamato da alcuni amici riunitisi in associazione per la ricostruzione della chiesa, non avrei mai immaginato che quella prima visita al villaggio martoriato fosse anche l’inizio di un’avventura umana e architettonica che ha poi segnato con intensità l’itinerario del mio lavoro.
Ancora oggi non mi sono chiare le ragioni più profonde che hanno motivato e accompagnato questo mio impegno. È certo che attraverso il tribolato processo di questo progetto ho scoperto e approfondito le valenze primordiali nascoste nel mestiere, ritrovando una simbiosi fra il “pensare” e il “fare” che è ormai prerogativa difficile da scoprire nella prassi dell’architettura contemporanea.

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Tra le diverse costruzioni tipiche che si possono vedere in Valle Maggia, la torba è senz’altro quella che attira di più l’attenzione. La torba è la caratteristica costruzione in legno, che poggia su dei “funghi” in pietra e legno, adibita secoli fa a granaio. Anche se con Io stesso termine ci si riferisce pure ad altri fabbricati lignei come case, cascine o stalle.
Nella valle si contano ancora settantatre torbe, di altre si conservano poche tracce. Tutte testimonianze di quella vita rurale che cambia radicalmente a metà dell’Ottocento con l’arrivo della strada carrozzabile.
Anni addietro le torbe sono state studiate e inventariate, scoprendo così granai ancora più antichi di quelli attribuiti all’antica popolazione Walser che si spinse nella valle attorno al 1250.

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Giovan Luigi DazioTorba di Mogno - Giovan Luigi Dazioit

Giovan Luigi Dazio
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