Torba Walser

Recupero, ricostruzione e restauro.

Sono trascorsi tredici anni da quando una valanga di neve scesa dalla montagna retrostante ha travolto, con alcune case del villaggio, anche la chiesa seicentesca di Mogno. 
Chiamato da alcuni amici riunitisi in associazione per la ricostruzione della chiesa, non avrei mai immaginato che quella prima visita al villaggio martoriato fosse anche l’inizio di un’avventura umana e architettonica che ha poi segnato con intensità l’itinerario del mio lavoro.


Ancora oggi non mi sono chiare le ragioni più profonde che hanno motivato e accompagnato questo mio impegno. È certo che attraverso il tribolato processo di questo progetto ho scoperto e approfondito le valenze primordiali nascoste nel mestiere, ritrovando una simbiosi fra il “pensare” e il “fare” che è ormai prerogativa difficile da scoprire nella prassi dell’architettura contemporanea.

Tra le diverse costruzioni tipiche che si possono vedere in Valle Maggia, la torba è senz’altro quella che attira di più l’attenzione.

La torba è la caratteristica costruzione in legno, che poggia su dei “funghi” in pietra e legno, adibita secoli fa a granaio. Anche se con Io stesso termine ci si riferisce pure ad altri fabbricati lignei come case, cascine o stalle.


Nella valle si contano ancora settantatre torbe, di altre si conservano poche tracce. Tutte testimonianze di quella vita rurale che cambia radicalmente a metà dell’Ottocento con l’arrivo della strada carrozzabile.
Anni addietro le torbe sono state studiate e inventariate, scoprendo così granai ancora più antichi di quelli attribuiti all’antica popolazione Walser che si spinse nella valle attorno al 1250.

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La torba del 1651 a Mogno-Fusio, ultimo granaio alpino della Valle Maggia.

Tra i diversi tipi di costruzione che in Valmaggia si può vedere, la torba è senz'altro quello che maggiormente attira l'attenzione.

A scanso di equivoci devo dire che col termine di torba intendiamo quella caratteristica costruzione in legno su funghi; infatti, con la stessa parola si può benissimo riferirsi ad altri tipi di fabbricati, sempre in legname, quali le case, le stalle e le cascine.

Di torbe, in valle, se ne contano ancora 73 - altre 10 sono cadute e appena indovinabili - disseminate in diverse località, a monte di Moghegno, a testimoniare una presenza ben più consistente e vincolata alle antiche e specifiche esigenze rurali che si modificarono, verso il 1800, con l'introduzione della strada carreggiabile a cavallo del 1850.

Alcuni anni or sono questi granai - poiché questa era la loro funzione essenziale, anche se non unica - sono stati inventariati e analizzati con il risultato di giungere alla scoperta di altri tipi di granai, probabilmente più antichi, e al sospetto di un nuovo concetto di "paternità" finora assegnata essenzialmente ai Walser, giunti in Valmaggia verso il 1250.

Non è questa la sede per aprire un dibattito sull'argomento, ma, tra le problematiche poste da questa tipica costruzione, è pur necessario fare un accenno anche a questo.

Cos'è la torba e dove la si costruiva L'impiego integrato e razionale della torba si è spento con gli ultimi campi di segale pochi decenni dopo la guerra del 14-18.


Le persone anziane che ancora avevano coltivato la segale e la canapa e che avevano fatto uso della torba, anche se stimolate da una ricerca, realizzata parallelamente all'inventario, non hanno permesso di risalire con chiarezza a quella serie di esigenze specifiche che hanno determinato la costruzione di una torba.

Il mio esposto su queste motivazioni è pertanto basato essenzialmente su delle ipotesi anche se ho fatto alcune verifiche.
La torba è evidentemente un mezzo per la conservazione di diversi prodotti da salvaguardare durante l'inverno dai roditori e dall'umidità.

Altre funzioni che normalmente venivano assegnate alla torba erano quelle di permettere l'essicazione al coperto del prodotto appena raccolto e la ventilazione del magazzino.
Queste esigenze sono molto più difficili da interpretare e sono vincolate alla qualità del prodotto raccolto ed alle condizioni climatiche e stagionali del posto.

I costruttori risposero a queste necessità con la formazione dei funghi, con un loggiato più o meno ampio e con l'impiego di legname più o meno squadrato e chiuso o tondo e aperto.
Infine, come il canvetto o la cantina, la torba è situata a "mezza strada" tra il posto di produzione e quello del consumo.

Nel caso specifico, essendo un granaio, col posto si teneva debito conto delle due operazioni importanti della trebbiatura, con le proprie esigenze di spazio, e della macinazione del grano al mulino più vicino.
Queste operazioni aprono a loro volta dei capitoli estremamente interessanti che non posso tralasciare di trattare, alfine di una migliore comprensione delle funzioni della torba.

Tanto la lavorazione del raccolto - cereali, castagne, noci, nespole, bosciole o altro - quanto il loro immagazzinaggio invernale e la macinazione dei prodotti, fanno parte di una tradizione e di una cultura atavica, civiltà rurale insomma, attualmente scomparsa e, per certi aspetti, ricostruibile solo tramite documenti antichi.

Limitandoci forzatamente a parlare di cereali che, con le castagne, costituivano la base dell'alimentazione (tralasciando i latticini) dobbiamo dire dei concetti di "aia" e di proprietà del mulino e del come tali concetti si sono sviluppati da noi in un ambiente di sostentamento e non di produttività commerciale.

Mi spiego meglio dicendo che, sin dall'antichità, in luoghi più favorevoli si sviluppò un sistema di produzione destinata al commercio, mentre in montagna c'era un sistema destinato a sopperire tutt'al più ai bisogni della famiglia.
In essenza, al piano, il contadino che produce molto lavora le spighe in aie aperte, vende il grano che viene immagazzinato e dato al mugnaio che fa solo quel lavoro; infine la farina è subito messa in vendita, senza rischio di deperimento.

Nelle regioni alpine il prodotto è scarso e da macinare c'è poco, quindi si sviluppa un sistema nettamente diverso.
La spiga viene immagazzinata, poi lavorata, a seconda delle necessità familiari, anche in pieno inverno (nella torba), quindi il grano viene portato al mulino normalmente comunitario, rispettando i turni di diritto a macinare, limitati a pochi giorni mensili.

Ma quando vennero costruite le torbe in Vallemaggia?

Come detto all'inizio, col termine di torba si indicavano le costruzioni in legno, senza particolare specifica. Si possono citare torbe destinate ad abitazioni o stalla già nel 1300, e non è per nulla chiaro che esistessero già allora le torbe del nostro tipo. Forse una datazione dendrocronologica del legname potrebbe sciogliere alcuni dubbi.

Resterà sempre la riserva del reimpiego del legname di costruzioni precedenti. La mia opinione in merito è quella di ritenere che l'espansione della torba sia parallela allo sviluppo della costruzione delle abitazioni integralmente in pietra. Le torbe esistenti sarebbero pertanto sorte dal 1500 in poi. Con questo non si vuol escludere che esistessero, in numero limitato, case di pietra e torbe già prima d'allora.

Il ragionamento che ci porta a tale ipotesi è il seguente: fin dall'antichità le case e le stalle erano costruite in legno su un basamento in muratura.
Il problema del granaio, che è sempre esistito da quando l'uomo è diventato coltivatore, è stato certamente risolto nel modo più congeniale alla natura del posto ed alla mentalità di chi vi abitava.

Arch. Giovan Luigi Dazio 

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